Yearly Archives: 2008

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Molto fiero del fatto che le mie riflessioni a caldo sul caso The Pirate Bay (peraltro, prima di leggere il provvedimento, ma confermabili anche se bisognerebbe leggere tutti gli atti) siano state completamente condivise dal collegio difensivo, compreso il carattere “creativo” della decisione bergamasca.
Questo blog è più frequentato di quanto pensassi.

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UK: un altro caso Peppermint?

Penso che molti abbiano letto della recente battaglia inglese contro il P2P illegale.
Cinque software house di videogiochi si sono coalizzate, affidandosi ad uno studio legale di londinese, per perseguire 25.000 “sospetti” pirati.
Pagateci 300 sterline, per 5.000 di voi i giudici ci hanno già consentito di arrivare ai vostri nomi. Altrimenti, vi trasciniamo in giudizio (Repubblica riferisce un po’ diversamente, ma la sostanza non cambia).
Non v’è chi non veda che la cosa è del tutto analoga a quella che, l’anno scorso, ha riempito le cronache nostrane.
Che, dopo una manciata di provvedimenti favorevoli a Peppermint (e Techland), ha preso la strada opposta, con alcuni rigetti. E, addirittura, è giunta la censura del Garante.
Le leggi inglesi (in tema di diritto d’autore e privacy) discendono dalle stesse direttive poste alla base delle nostre regole. Così, ci si dovrebbe aspettare il medesimo esito. Vedremo.

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Ferie agostane

Il sito del Circolo dei Giuristi Telematici è, già da qualche giorno, inaccessibile.
E nessuno se ne accorge, nessuno fa qualcosa.
Ferie di avvocati.

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Praga, 1968

Stamattina mi sono visto La storia siamo noi. Ero in albergo e me la sono goduta (se così si può dire, visto il dramma). Poi, ho scroccato Repubblica allo stesso albergo. E’ c’erano due belle facciate sull’anniversario (20-21 agosto 1968) della criminale invasione sovietica in Cecoslovacchia, ampiamente sorretta (se non altro per inerzia) da tutta la Sinistra italiana dei tempi.
Mi ha colpito il diario di Nenni riportato da Filippo Ceccarelli. E, soprattutto, il profilo di un politico nel quale, ineluttabilmente, mi riconosco da anni (e non è Nenni, pur con rispetto).
“Canaglia e brillante”. Si chiamava Giorgio, di cognome Almirante, definito (non ingiustamente) “fascista”. Unico, però, tra le pustole infette dei democristiani attendisti e dei comunisti traditori del Tricolore.

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The Pirate Bay: il provvedimento di “sequestro”

Grazie ad una segnalazione dei commenti, informo che ICTLex ha pubblicato il tanto atteso provvedimento.
Da leggere, QUI.

In aggiornamento, segnalo anche il pronto articolo di Alessandro Longo su Repubblica. Mi sembra chiaro che, al di là del lodevole intervento di ALCEI, occorra, ora, fare qualcosa di più. Ci stanno già pensando.

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Redirect di The Pirate Bay: di male in peggio

Ieri sera ero in contatto con Matteo e mi ha anticipato un suo video riguardante ulteriori effetti del redirect del traffico destinato a The Pirate Bay.
Una connessione porta, anzitutto, con sé l’IP. E questo l’abbiamo già visto. Ma c’è di più. I cookie, ad esempio, con tutto quello che ne consegue.
Ecco il nuovo post di Matteo.
Non è superfluo ribadire il nostro sconcerto, sottolineare la gravità della cosa, denunciare ancora una volta fatti inaccettabili e di vasti profili di illegalità.
Intanto, per quel che potrà valere, ALCEI ha informato il Garante.

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Inibire va di moda

Quinta ci segnala una decisione della Corte di Cassazione francese che ha disposto il “blocco-inibizione” di un sito revisionista.
Insomma, è lecito domandarsi se il fatto abbia un qualche punto di contatto con la nostrana inibizione di TPB.
Difficile dirlo. Non ho una grande dimestichezza con il diritto francese e, d’altro canto, senza poter leggere la decisione è un’impresa impossibile.
Di certo, però, la decisione sembra essere di carattere civile e non penale, mentre è possibile che, per i siti “revisionisti”, esistano leggi ad hoc che consentono l’inibizione. Un po’ come, da noi, per il gambling non convenzionato AAMS e il pedoporno.
In termini generali, temo che quella sia la via per il futuro. Nell’impossibilità di una vera collaborazione internazionale per le questioni internettiane, si chiudono le frontiere. Vecchie tecniche per nuovi problemi.

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Pubblico e privato (approfondimento)

Il titolo del post precedente non è coerentissimo con il contenuto. Volevo scrivere qualcosa in più, ma nella fretta di far girare una notizia tanto importante, ho chiuso.
Lascio il titolo e approfondisco qui.
In Italia succede sovente che le associazioni private collaborino con gli inquirenti, a volte sin dai primi passi, vale a dire con la denuncia di fatti penalmente rilevanti. Pensiamo alle associazioni di consumatori, quelle ambientaliste, quelle anti-pedofili. E via dicendo. In alcuni casi si tratta di associazioni meritorie, in altri ci si trova in presenza di sodalizi un po’ discutibili, quanto meno nei fini dichiarati. Normalmente, però, non si tratta di esponenti del mondo imprenditoriale.
Ma l’esperienza mi insegna che nessuna associazione è così “forte” come quelle legate alle major e ai produttori di sofware.
Queste associazioni lavorano in strettissimo contatto con gli inquirenti tanto che loro rappresentanti (le cui qualità professionali sono ignote) sono, molto spesso, nominati ausiliari di Polizia Giudiziaria nel corso di perquisizioni.
Ad esempio, il “fiduciario” BSA vi arriva in casa la mattina alle 6 insieme alla GdF (la stessa BSA “forma” i militi) ed è il vero regista della perquisizione (e taciamo sulle inesistenti cautele di forensics). Nel computer che si porta al seguito ha già un foglio elettronico con un produttore di software scritto su ogni riga. E i produttori di software indicati sono quelli hanno fondato la BSA. Degli altri non si interessa molto.
Il foglio elettronico serve per fare i conti. Per le sanzioni amministrative correlate ad un reato (art. 174-ter l.d.a.), il legislatore ha fissato un criterio proporzionale al prezzo di mercato del software. Dunque, tot software moltiplicato “quel” valore di mercato ed ecco, calcolata acriticamente sulla scorta delle “ipotesi” dell’ausiliario, la multa, talvolta milonaria. Il problema è che il tanto autorevole ausiliario commette (per ignoranza o malafede) un errore non da poco. Supponiamo che sia ritrovata una copia del software Alfa nella versione 3.0, di cinque anni fa, e che, oggi, la versione sia la 8.0. L’ausiliario attribuisce ad Alfa 3.0 il valore della versione attualmente in commercio. Abbiamo qualche aggettivo per questa analisi di mercato che, per giunta, passa come oro colato attraverso tutto il procedimento?
Bene, questo è soltanto un esempio degli esiti dei rapporti tra pubblico e privato, tra Giustizia e imprenditori dell’opera dell’ingegno. Ma, ora, i rapporti si dimostrano ancora più stretti e gli esiti a dir poco imbarazzanti. Ce lo dimostra il fatto descritto nel precedente post. Un’inibizione “atipica” che, in realtà, è una sorta di hijacking con il cartello “chiuso” gentilmente fornito dalla GdF (e da chi, altrimenti?) a chi? Ad un privato, inglese, il cui ruolo processuale ci è ignoto e che, anzi, è probabilmente inesistente. Malgrado ciò, ha avuto l'”onore” di prestare il proprio server per esporre l’editto bergamasco, magari anche collezionando IP originariamente destinati a TPB. Una cosa mai vista. 
Quale spavalderia, quale spregio per forma e sostanza.
Tutto questo deve finire. Le major e i produttori di software si servono della Giustizia per fini privati. E ciò è inaccettabile.

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Pubblico e privato: così non va

Matteo ha scoperto una cosa che può essere aggettivata in diversi modi: inopportuna, inquietante, preoccupante, intollerabile, vergognosa… financo… illegale, forse.
Che succede se uno prova a raggiungere www.thepiratebay.org? Con Alice Telecom, semplicemente non raggiungibile. E, così, mi risulta anche con Fastweb. Ho poche notizie degli altri provider, ma posso confermare la scoperta di Matteo utilizzando 3. Ho provato personalmente con quel provider con un TYTN II WM6 ed Explorer mobile.
Bene, il sistema ti spara su una pagina dell’IP segnalato da Matteo e lì potete trovare un pecettone della GdF di Bergamo che segnala “inibizione all’accesso” della Baia. Curioso, peraltro, che non si menzioni espressamente il “sequestro”.
Ma la cosa preoccupante è che l’IP risolve su… www.pro-music-org. Che è il dominio di un’associazione internazionale di discografici.
Ora, quando sequestrano un sito, normalmente vanno dal provider, smanettano sulle macchine e rendono indisponibili i materiali ritenuti illeciti. In più, fanno in modo di rendere visibile l'”avviso” di sequestro. Come sappiamo, però, in questo caso hanno proceduto con un bizzarro (e abnorme) sistema dell’inibizione (imponendo modifiche ai DNS).
Il problema è che oltre a questa procedura quanto meno “anomala” di inibizione, il deviare il traffico su un sito di terzi, privati, neppure italiani e chissà quanto affidabili visto che sono parti interessate, rende possibile, quanto meno, la registrazione degli IP dei visitatori che potrebbero essere additati come pirati. O, forse, lo scopo è proprio quello…
Che dire? Che la privacy degli utenti italiani è seriamente a rischio e di ciò dobbiamo ringraziare l’Autorità che sta operando al di fuori della legalità, di ogni buona regola giuridica e tecnica.
E’ una cosa insostenibile. Fermiamola!

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Gandhi per tutti, anche prima

Io di Attivissimo mi fido perché lo ritengo sempre estremamente rigoroso e onesto, anche quando sbaglia, virtù rarissime (prima o poi, dovrò dirgli una cosa 😉 … niente di grave, eh…).
Il tanto strombazzato discorso inedito di Gandhi non è inedito ed è già liberamente disponibile, da un po’. Per tutti noi.
Seguitelo.

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